sediavuota_gestaltLa tecnica della sedia vuota o calda così come la chiamava Fritz Perls, fondatore della Psicoterapia della Gestalt, è una delle tecniche di intervento che può esser utilizzata all’interno della relazione fra psicoterapeuta e paziente.

Per facilitare il contatto fra le molteplici sfaccettature dell’esperienza e le variopinte sfumature della vita emotiva della persona è possibile vivere all’interno del setting terapeutico, in prima persona, il dialogo fra personaggi o parti di sé.

Non si tratta soltanto di parlare delle proprie difficoltà o emozioni ma piuttosto di parlare alle proprie difficoltà individuando un interlocutore (una persona della vita reale, un aspetto emotivo di sé , un personaggio o un oggetto di fantasia) ed esprimendo i propri desideri, pensieri e ciò che si vuole dall’altro: in altre parole entrambi gli attori del dialogo dichiarano le proprie intenzioni senza “barare” e con l’aiuto del terapeuta.

E’ importante per favorire il benessere personale incontrare la propria diversità che spesso prende le vesti di una voce interna, di un pensiero discordante, di un sogno apparentemente insensato, di un sintomo psicofisico.

Attraverso l’incontro con ciò che in alcuni momenti si sperimenta come altro da sé, come strano o come difficile da accettare e da rifiutare in blocco si facilita il flusso del contatto con le proprie emozioni.

La sedia vuota è un modo per provare a parlare con chi non c’è davanti agli occhi ma è presente e vivo come fantasia o come rappresentazione interna. Nel dialogo fra i personaggi diventa fondamentale garantire lo scambio e l’alternanza dei ruoli, per cui la stessa persona sperimenta gli effetti emotivi e cognitivi delle richieste dell’altro rivestendo i panni ora dell’uno ora dell’altro personaggio.

E’ la capacità di sentire attraverso il proprio corpo l’esperienza emotiva dell’altro ciò che chiamiamo empatia.

La relazione fra le parti riscalda, emoziona e lo scambio permette il ripristinarsi di un flusso, di un dinamismo e di un movimento in contrasto con la compattezza del sintomo e la rappresentazione del disagio e della sofferenza come spesso qualcosa di granitico, di invalidante e di incomprensibile.

 

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