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salvador_dali1“Prima il dovere e poi il piacere” è una di quelle frasi fatte e riproposte come perle di saggezza, cultura popolare o fesseria a seconda dei diversi punti di vista. Mi interessa sottolineare come queste piccole frasi possono letteralmente “installarsi” come convinzioni e credenze nel nostro modo di essere al mondo e contribuire ad aumentare le nostre difficoltà di contatto e rapporto con ciò che vogliamo e desideriamo.

Il tema è appunto quello del piacere. Può esistere un prima o un dopo rispetto al dovere? Che senso ha mettere il dovere o il piacere prima dell’uno o dell’altro? Non sarà mica un modo per continuare a vedere e rappresentare la realtà in 2 opposti che appaiono spesso inconciliabili? Che vantaggi ne possiamo trarre da tutto ciò?

Se la crescita personale è quel processo, lungo l’intero ciclo di vita, che ci permette di evolverci, conoscere, incuriosirci, amare e odiare, come è possibile non farlo e ostacolare questa spinta umana al cambiamento?

Il dovere viene spesso associato agli obblighi morali, sociali, culturali, lavorativi mentre il piacere è affiancato all’amore, al divertimento, alla creatività, a tutto ciò che può esser scelto, voluto e desiderato.

Ma i due mondi possono coesistere anche in armonia e se nella nostra mente prevale la sensazione che uno dei due possa prevalere sull’altro, ebbene in quel momento stiamo  lavorando proprio per la nostra decrescita personale, conservazione e ostacolo ad ogni cambiamento.

Per rinsaldare il nostro ben-essere è utile trovare le connessioni fra il piacere e il dovere, senza la pretesa di annullarne differenze ma con l’intenzione di lasciare che le due parti della stessa medaglia si riconoscano come parte di un tutto, come sfumature e tinte diverse del nostro modo di percepire e sentire quello che ci attraversa e ci circonda.

Nella relazione di aiuto così come nella psicoterapia è frequente constatare come gli intoppi, i blocchi e ciò che impedisce la piena espressione di noi stessi e delle nostre potenzialità abbia spesso a che fare con una delle due dimensioni, il piacere e il dovere.

A volte pare rivestire le sembianze di voci familiari, genitoriali e culturali e accade pure che quando le riconosciamo e non le nascondiamo sotto il tappeto, il loro potere di convincerci e plasmarci all’interno di un modello già vissuto di comportamenti e norme pare sciogliersi come neve al sole.

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