Blog, social network, whatsapp e vari servizi di social dating continuano a stimolarci al confronto e alla condivisione e di pensieri ed emozioni contribuendo a definire anche la nostra “personalità digitale”.

Ma come? Esiste una “personalità digitale” e una “non digitale”?

Beh, proviamo a pensare come possiamo comportarci diversamente mentre scriviamo un post sul web e mentre invece esprimiamo lo stesso contenuto di persona in una relazione mediata dal corpo e non solo dal monitor o dalla tastiera.

Che effetto ci fa parlare di qualcosa sui social e parlarne di persona a qualcuno?

Quanto tempo investiamo a comunicare attraverso il web, i monitor e le tastiere senza vederci di persona sperimentando un contatto anche attraverso lo sguardo, il corpo e la voce?

Quali cambiamenti potrà apportare al nostro modo di comunicare, di percepire e di essere nel mondo l’utilizzo sempre più persistente dei social network?

“A cosa stai pensando” è la frase con cui ti invita Facebook a scrivere di te o a comunicare un messaggio, qualcosa per i tuoi amici ma non solo.

Scriviamo post su blog e aggiorniamo status su pagine Facebook e gli altri social ma con quale intenzione?

Qual è l’immagine di noi che vogliamo comunicare agli altri? Quanto siamo consapevoli del fatto che stiamo costruendo un’identità digitale fatta di immagini, post condivisi, contenuti multimediali e commenti?

Se intendiamo l’identità come un processo in cui la persona costruisce nel tempo coerenza e senso di appartenenza con le molteplici parti di sé allora possiamo immaginare come l’identità espressa nel web e sui social network possa costruirsi in parallelo con lo scorrere dei nostri post nel tempo.

Identità nel web e identità nel mondo sono due cose diverse?

E’ possibile parlare di identità virtuale e identità reale?

Che senso ha continuare a separare virtuale e reale come se non fossero entrambi frutto della nostra percezione di sentire e rappresentare il mondo?

Come è possibile che in un mondo così pieno di contatti e scambi comunicativi istantanei e globali  l’Organizzazione Mondiale della Sanità preveda per il 2020 la depressione come seconda malattia più diffusa al mondo dopo le patologie cardiovascolari?

Con tutti questi amici, questi profili e questi social network che ne sarà della nostra salute mentale?

Che effetto farà sulla nostra personalità esser continuamente connessi alle reti sociali sul web?

Stiamo attraversando un’epoca di forti cambiamenti e di forti diseguaglianze e contrasti anche nel rapporto con la natura e l’ecosistema.

Credo che fermarsi a riflettere e interrogarsi sul nostro modo di stare nel web e con il web possa costituire un’utile occasione per osservare i nostri cambiamenti e allenare la nostra consapevolezza e capacità di auto-osservazione.

Per non rischiare alienazione e dipendenza da internet e dai social c’è bisogno di integrare la nostra parte che si esprime online (personalità o profilo digitale) con quella che si esprime offline per apprezzarne possibilità, divergenze e affinità e lavorare verso un’integrazione creativa di entrambe.

Che differenze riconosco nel mio modo di comportarmi e comunicare in chat o sul web rispetto al mio modo di stare con le persone “faccia a faccia”?

Interrogarsi su questo potrebbe essere un’occasione per potenziare le proprie competenze ad osservarsi e sentirsi attivi e partecipi nel mondo che sia digitale, virtuale, liquido o reale poco importa.

Se lo percepisco e passa per il mio corpo e i miei sensi allora non può altro che esistere. E se ne riconosco l’esistenza posso scegliere il modo con cui entrarne in contatto.

E se vi piace perché no? Condividete e commentate pure!

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