Che vuol dire il termine autostima? Se è possibile stimare sé stessi, qual è il valore che ti attribuisci?
A cosa pensi quando ti chiedono di esprimere una valutazione su di te, di definirti o darti un valore?
È esperienza sempre più comune quella di sentirsi in difficoltà di fronte a nuove sfide o cambiamenti in momenti critici della propria vita.
Ma se è del tutto comprensibile sperimentare disagio, imbarazzo o ansia in alcune situazioni cosa succede quando a queste emozioni si affianca la sensazione di non farcela, di non essere all’altezza e di sentirsi inadeguati?

L’autostima può esser tradotta come la percezione del proprio valore, della propria capacità di fare fronte a richieste che provengono da noi stessi, sotto forma di progetti, desideri e ambizioni oppure dall’esterno come fossero richieste, sfide e opportunità.

La stima di noi stessi si correla quindi all’immagine che abbiamo di noi e al grado di fiducia che rivolgiamo verso le nostre risorse e capacità.

Un basso livello di autostima è spesso legato alla sensazione di non sentirsi all’altezza di una determinata situazione, di non volersi far vedere per come si è e di sentirsi inadeguati, con un “valore di sé” basso, insufficiente.

Ma cosa può aiutarmi a potenziare la mia autostima?
Come posso sentirmi “sufficientemente adeguato” nel mondo?

Che senso ha definirmi come persona incapace, con bassa autostima o inadeguata?

L’effetto è quello di innescare un circolo vizioso che si autoalimenta di emozioni e sensazioni quali frustrazione, paura, rabbia, impotenza e delusione.

Proviamo allora a costruire e inseguire la ricerca di piccole esperienze gratificanti, nutrienti che possano rimetterci in contatto con emozioni di affetto, amore e gratificazione verso noi stessi.

Ma smuoverci dalla posizione esistenziale di incapaci, incompetenti e inadeguati costa e fa molta fatica.

La nostra più grande risorsa è proprio quella di dare voce a quel piccolo movimento, a quella piccola parte che ci spinge ad uscire dal tunnel per ristabilire un nuovo equilibrio fatto di sfumature e tonalità di colore che al meglio possono descrivere la complessità e l’unicità di ognuno di noi.

Praticare e allenare la creatività nelle sue diverse forme possono aiutarci ad affiancare al circolo vizioso della bassa autostima il circolo virtuoso e nutriente della creatività, del creare qualcosa di nuovo, del trasformare e ampliare la nostra immagine interiore con le relazioni e le esperienze.

Esser creativi non vuol dire necessariamente saper disegnare, danzare o comporre musica bensì creare esperienze nutrienti, vivere relazioni gratificanti e concedersi il permesso di sbagliare, rischiare e convivere con la propria paura senza per questo soccombere ad essa.

Se mi definisco mi chiudo, se mi percepisco in divenire mi ascolto nello scorrere del tempo e dell’esistenza.

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