incontri piacere amore facebook tinderMi capita sempre più spesso di ascoltare racconti di persone in terapia che partono da scambi via chat o social network con il partner.

Direbbe qualcuno:” Sì, certo sono persone che non stanno bene per cui cosa vuoi che ti raccontino? Hanno una bassa autostima, sono depresse e triste e passano ore su internet. Sono solo pippe e distorsioni da psicologo

Sarà pure così ma rimane per me interessante il fenomeno e mi incuriosisce come le persone si affannino a soddisfare i loro bisogni anche nei modi più lontani dal mio.

E così che mi si è aperto un mondo davanti fatto di match (non incontri ma combinazioniJ) like, app e tutte le piattaforme di social dating, come le chiamano in inglese: nient’altro che siti in cui puoi farti conoscere, conoscere e fissare un appuntamento in tempo reale con una tua possibile anima gemella.

Ma per fare cosa? Beh, di tutto dal “semplice” incontro di piacere al “semplice” appuntamento per conoscere nuove persone.

Semplice con le virgolette perché semplice non lo è affatto ma semmai è immediato e protetto l’accesso alle informazioni che cerchi.

E quali sono questi racconti che tanto ti colpiscono?

“Tu pensa stavo al pub con uno sconosciuto su Tinder e contemporaneamente rispondevo via chat a quello che mi ha cercato la settimana scorsa e dopo avermi ignorato per giorni, adesso mi vuole vedere!? Non sapevo che fare!“

“Una sera mi sentivo solo e così grazie a Grindr (il social di incontri per gay) mi sono messo a cercare sul telefono qualcuno nella mia zona, grazie anche al GPS”

Ma anche questi:

“Ci siamo conosciuti, abbiamo chattato diverse volte al giorno. Io non volevo solo sesso da lui ma volevo cercare un compagno e così siamo usciti una sera e da allora ci stiamo frequentando. Sono felice adesso prima ero sola e triste”.

“È un modo per sentirmi meno sola, mi cercano e ho la possibilità di conoscere diverse persone anche molto diverse fra loro: da quello che cerca solo sesso al volo, a chi vuole una relazione più seria ma anche a tanta gente strana…”

Per non parlare dei dialoghi infiniti su Facebook e WhatsApp tra partner, dei fraintendimenti, degli sforzi enormi per capirsi e della difficoltà a vedersi di persona o parlarsi anche al telefono ascoltando le proprie voci, intonazioni ed emozioni.

È vero la rivoluzione digitale sta cambiando i nostri modi di conoscere e di conoscerci.

È come se avessimo la possibilità di metterci in piazza con il nostro profilo e la nostra identità digitale che non corrisponde sempre alla nostra autenticità e giocare ad incontrare, scorrendo i vari profili e le vetrine della piazza chi ci colpisce di più.

A questo punto lo incontriamo, mantenendo la distanza del monitor e del corpo, non incrociamo sguardi e voci ma lettere che scorrono sul nostro dispositivo, immagini più o meno accattivanti, frutto di un accurato lavoro di scelta e revisione di sé, faccine eloquenti e pause e silenzi tra un contatto e l’altro.

Ed è in questa distanza fra un contatto e l’altro del nostro possibile partner che prende piede la speranza, l’attesa, la voglia di piacere e far piacere all’altro.

È il contatto con ciò che non è prevedibile e controllabile che ci tiene anche “incollati” al monitor attendendo la sua risposta.

“Grazie a questi siti ho la possibilità sentendomi cercata ed essendo “matchata” di sentirmi apprezzata e che c’è qualcuno a cui posso piacere”

Ho l’impressione anche che la distanza e la possibilità di non farsi vedere dal vivo faccia sentire protetti e sicuri. È possibile così con disinvoltura chattare contemporaneamente con più persone e sentire imbarazzo e vergogna in maniera infinitamente minore rispetto ad incontri reali e in carne ed ossa.

L’illusione, l’attesa e la speranza che sia la persona giusta per soddisfare i bisogni di quel momento prendono piede e più si avvicina la possibilità di incontro reale più cresce anche la paura, l’ansia di non piacere o il timore che non mi piaccia.

Non è questione di reale o virtuale o di cosa sia meglio se una relazione reale o una virtuale: la questione è oramai superata.

Si può parlare di relazioni usa e getta, di tristezza e depravazione, di squallore e di relazioni fast-food. Ma di sicuro non c’è solo questo.

I rischi per il benessere della persona non sono nello strumento in sé ma nell’uso che si fa e nello smettere mai di cercare il meglio per sé in altri modi perché come scrisse Dante “fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

E giusto per rimanere in tema, condividete pure e scrivetemi i vostri commenti o esperienze in merito. Non è necessario esser persone che vanno dallo psicologo o che usano questi strumenti:)

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