Gianluca Lisco – Psicologo Psicoterapeuta Roma http://www.gianlucalisco.it Tue, 05 Jun 2018 16:03:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Festival Psicologia – Consulenza Psicologo Gratuita http://www.gianlucalisco.it/festival-psicologia-consulenza-psicologo-gratuita/ http://www.gianlucalisco.it/festival-psicologia-consulenza-psicologo-gratuita/#respond Thu, 03 May 2018 09:12:16 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1264 Anche quest’anno aderisco al Festival Psicologia organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. Fino al 30 giugno potrai scaricare un voucher, da utilizzare entro il 2018, per una consulenza gratuita. Dopo il primo incontro gratuito, potrai proseguire a un costo agevolato compreso tra € 30 e € 50 per [...]

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Anche quest’anno aderisco al Festival Psicologia organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Fino al 30 giugno potrai scaricare un voucher, da utilizzare entro il 2018, per una consulenza gratuita.
Dopo il primo incontro gratuito, potrai proseguire a un costo agevolato compreso tra € 30 e € 50 per singolo incontro. 

Tantissimi anche gli eventi in programmazione al Teatro India 8-9 Giugno per “costruire scenari di senso per un futuro ospitale”

Per richiedere il voucher e la consulenza gratuita visita questa pagina e riempi il modulo con i tuoi dati

http://festivalpsicologia.it/psicologi/gianlucalisco2

 

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Imaginaria: intervento psicoeducativo a mediazione artistica per adolescenti con autismo http://www.gianlucalisco.it/imaginaria-intervento-psicoeducativo-mediazione-artistica-adolescenti-autismo/ http://www.gianlucalisco.it/imaginaria-intervento-psicoeducativo-mediazione-artistica-adolescenti-autismo/#respond Fri, 16 Feb 2018 09:49:12 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1210 Intervento psicoeducativo a mediazione artistica per adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico. Il progetto coinvolge 5 ragazze e ragazzi adolescenti con disturbo dello spettro autistico per 5 incontri una volta a settimana per una prima fase di intervento presso il Centro Scientifico di Neuropsichiatria AITA di Roma diretto dal dott. [...]

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Intervento psicoeducativo a mediazione artistica per adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico.

Il progetto coinvolge 5 ragazze e ragazzi adolescenti con disturbo dello spettro autistico per 5 incontri una volta a settimana per una prima fase di intervento presso il Centro Scientifico di Neuropsichiatria AITA di Roma diretto dal dott. Luigi Mazzone.

L’arte nelle sue diverse espressioni può divenire un canale comunicativo alternativo alla parola, un codice che permette alla persona di raccontare attraverso il linguaggio delle immagini il proprio mondo interiore.
Nel lavoro con la fotografia e il video sono le immagini, le modalità e il processo di produzione di esse che diventano il pre-testo per favorire conoscenza, consapevolezza e responsabilità dei propri modi di essere nel mondo.
Lavoriamo con gli strumenti dell’arte plastico-pittorica, del video e della fotografia per dare voce e forma all’espressività e alla creatività di ciascun utente all’interno di un percorso di gruppo.
Il laboratorio è finalizzato alla produzione di prodotti audiovisivi, fotografici e pittorici interamente realizzati dagli utenti attraverso metodologie attive e partecipative.

Obiettivi

  • Promuovere, attraverso il lavoro con i mediatori artistici lo sviluppo delle capacità di mentalizzazione e gestione delle emozioni
  • Lavorare per il potenziamento delle risorse attentive e delle funzioni esecutive attraverso la realizzazione di opere creative all’interno di un percorso pianificato e progettato
  • Proporre esperienze ludiche e creative di video-confrontazione con la propria immagine in un lavoro di rafforzamento della propria autostima

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Insieme a Papà – Incontri tematici per padri http://www.gianlucalisco.it/insieme-a-papa-incontri-tematici-per-padri/ http://www.gianlucalisco.it/insieme-a-papa-incontri-tematici-per-padri/#respond Thu, 12 Oct 2017 08:42:52 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1160 Riprendono a Febbraio gli incontri tematici per padri a Roma. Parleremo di modelli e stili di paternità, comunicazione affettiva e non violenta, gestione dei conflitti, relazioni coniugali e relazioni genitoriali. Dal 20 Febbraio saremo insieme ad altri papà al Salterello – Scuola dell’Infanzia  per un nuovo ciclo di 4 incontri tematici aperti [...]

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Riprendono a Febbraio gli incontri tematici per padri a Roma.

Parleremo di modelli e stili di paternità, comunicazione affettiva e non violenta, gestione dei conflitti, relazioni coniugali e relazioni genitoriali.

Dal 20 Febbraio saremo insieme ad altri papà al Salterello – Scuola dell’Infanzia  per un nuovo ciclo di 4 incontri tematici aperti ai padri.

Attraversando le nuove e vecchie definizioni, le mode mediatiche e le evidenze della ricerca scientifica moderna gli incontri sono un’occasione per conoscersi, aiutarsi e promuovere benessere nella propria relazione con i figli e i partner.

Calendario e temi degli incontri

Giovedì 20 Febbraio 2018
Nuovi padri, vecchi padri o semplicemente padri? Il papà di oggi tra miti e modelli personali, familiari e culturali 

Come le esperienze di figlio e i modelli del passato condizionano i miei comportamenti di oggi? Come posso aiutarmi a trovare e riconoscere il mio stile paterno?

Giovedì 6 Marzo 2018
Vizi? Capricci? Bisogni? Il papà alle prese con la comunicazione dei figli 

Che cosa sono i capricci per un papà? Cosa vuol dire per un papà viziare un figlio? Quali sono i bisogni di un figlio o di una figlia e quali sono le caratteristiche fondamentali della comunicazione? Come interpretare al meglio i messaggi comunicativi del figlio e comprendere le proprie richieste?

Giovedì 20 Marzo 2018
Comunicazione non violenta e gestione dei conflitti in famiglia 

Come possiamo gestire al meglio i conflitti in famiglia e con i figli? Cosa vuol dire empatia e non violenza nella comunicazione in famiglia? Quali conseguenze hanno gli stili di comunicazione paterna e familiare sullo sviluppo e sul benessere bio-psico-sociale dei figli?

Giovedì 27 Marzo 2018
Padri, Genitori e Partner

Come è cambiata la nostra relazione con il partner da quando siamo padri? In che modo possiamo gestire al meglio i confini e gli spazi della coppia genitoriale e della coppia coniugale all’interno del nuovo sistema familiare?

Gli incontri si svolgeranno dalle 19.00 alle 21.00 presso Salterello – Scuola dell’Infanzia a Roma.

Costi

90€ per 4 incontri – 25€ per singoli incontri

Per informazioni e iscrizioni

Salterello – Scuola dell’Infanzia

Via Capaci 110-00132 Roma

cell. 3473145787

e-mail: sl.secretary@libero.it

FB: Salterello Scuola dell’Infanzia

Per altre informazioni scrivi pure a gianluca.lisco@gmail.com o ai contatti che trovi sul sito

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Carattere e psicologia: tra rigidità e equilibrio http://www.gianlucalisco.it/carattere-psicologia-rigidita-equilibrio/ http://www.gianlucalisco.it/carattere-psicologia-rigidita-equilibrio/#respond Tue, 26 Sep 2017 08:52:11 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1143 Se immaginiamo il carattere come un tipico modo di comportarsi e stare al mondo non è scontato sia che riconosciamo le nostre “tipicità” sia che ne comprendiamo la loro funzione. Se immaginiamo il nostro organismo come un insieme di funzioni (biologiche, psichiche e sociali) e di strutture (dagli organi ai [...]

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Se immaginiamo il carattere come un tipico modo di comportarsi e stare al mondo non è scontato sia che riconosciamo le nostre “tipicità” sia che ne comprendiamo la loro funzione.

Se immaginiamo il nostro organismo come un insieme di funzioni (biologiche, psichiche e sociali) e di strutture
(dagli organi ai muscoli ai sistemi biologici e alle singole impercettibili e invisibili cellule) possiamo intuire come sia importante per la nostra sopravvivenza e il nostro bisogno di autorealizzazione gestire la complessità di questo Sistema vivente.

Il Carattere inteso come insieme di comportamenti tipici, ricorrenti e a volte automatici e poco coscienti fa parte del nostro Sistema vivente, del nostro Organismo.

E’ possibile pertanto riconoscere non tanto il “perché” di alcuni comportamenti tipici ma il “come” alcuni schemi ripetitivi di pensieri, emozioni e azioni influiscano nell’equilibrio e nel Sistema dell’ Organismo.

Non esiste un carattere migliore e uno peggiore ma esistono diversi modi di comportarsi, sentire e muoversi nel mondo.

E allora possibile individuare a cosa serve rispondere spesso in un modo ad un determinato evento o descriversi con un aggettivo piuttosto che un altro.

Individuare a cosa “serve” il nostro carattere per il nostro organismo risponde alla domanda di quali sono le funzioni che svolge nell’equilibrio del nostro organismo.

Per qualcuno lamentarsi tanto e spesso è funzionale a rimanere fermi e aspettare che arrivi il Salvatore o che le cose cambino senza rimboccarsi le maniche. Il carattere in questo caso porta a invidiare, a lamentarsi e a concentrarsi su ciò che manca. Ma se ascoltassimo solo il carattere saremmo spacciati, per questo è necessario per ristabilire equilibrio esplorare le vie di fuga dalla rigidità del carattere.

Proviamo allora ad individuare schemi rigidi e modalità ripetitive nei nostri modi comportarci e relazionarci con noi stessi e gli altri.

Alcuni ci faranno soffrire, di altri ne saremo orgogliosi ma prendiamoci il permesso di riconoscerli senza giudicarci come fossimo bambini che osservano con stupore e meraviglia oggetti affascinanti muoversi in aria per la prima volta.

Una volta che individuiamo le rigidità del nostro “carattere” spetta a noi decidere cosa farne ma intanto è un primo passo fermarsi ad ascoltare ed osservare.

Gli strumenti per l’osservazione spaziano dalle esperienze inusuali e insolite, ai laboratori di teatro, dalla psicoterapia all’arte terapia, da un’uscita in coppia ad una serata con gli amici.

La vita ci offre molteplici possibilità per conoscerci ed osservarci meglio ma non sempre ne siamo consapevoli.

CARATTERE: dal gr. kharaktḗr ‘impronta” e dal verbo kharassò “imprimere, scolpire, incidere”. In antico significò qualunque segno, nota, marchio o impronta stampata, incisa o altrimenti impressa, mediante cui si ottenga distinguere cose da cose (Fonte: Vocabolario Etimologico Lingua Italiana)

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Il ritmo dell’esistenza http://www.gianlucalisco.it/il-ritmo-dellesistenza/ http://www.gianlucalisco.it/il-ritmo-dellesistenza/#respond Thu, 21 Sep 2017 07:33:37 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1126 Se intendiamo il ritmo come “il succedersi ordinato nel tempo di forme di movimento, e la frequenza con cui le varie fasi del movimento si succedono[…]” (cit. Treccani) possiamo allora chiederci quanto ritmata sia la nostra vita e la nostra quotidianità. Quali sono le successioni nel tempo dei nostri comportamenti, [...]

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Se intendiamo il ritmo come “il succedersi ordinato nel tempo di forme di movimento, e la frequenza con cui le varie fasi del movimento si succedono[…]” (cit. Treccani) possiamo allora chiederci quanto ritmata sia la nostra vita e la nostra quotidianità.

Quali sono le successioni nel tempo dei nostri comportamenti, delle nostre azioni e delle nostre emozioni?

 
Come cambiamo i nostri atteggiamenti, i nostri pensieri e le nostre emozioni nel tempo?
 
Riconosciamo schemi o forme che si ripetono nei nostri modi di vivere e raccontare le nostre esperienze di vita?
 
Riusciamo ad individuare il ritmo della nostra esistenza e del nostro modo di stare nel mondo?
 
Se ci diamo il permesso di ascoltare e dare voce alle nostre sensazioni, alle nostre emozioni e ai nostri pensieri possiamo delineare una sequenza ritmica nei nostri modi di percepire e vivere la realtà.
 
Scopriremo così alcune forme che si ripetono con costanza più di altre e cominceremo ad abbozzare alcuni tratti del nostro carattere come fossero tendenze e atteggiamenti quasi automatizzati che modellano la nostra identità e la percezione che abbiamo di noi stessi.
 
Riconoscere il proprio stile, il proprio ritmo, il proprio modo di comportarsi in determinate situazioni può diventare un primo passo per riscoprirsi creativi compositori, per sperimentare nuove forme di movimento nel tempo e delineare diversi ritmi per la propria esistenza.
 
Ritmo [dal lat. rhythmus, gr. ῥυϑμός, affine a ῥέω «scorrere»]

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“Non ce la posso fare!” Autostima, creatività e cambiamento http://www.gianlucalisco.it/non-ce-la-posso-fare-autostima-creativita-cambiamento/ http://www.gianlucalisco.it/non-ce-la-posso-fare-autostima-creativita-cambiamento/#respond Wed, 12 Apr 2017 07:47:49 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1046 Che vuol dire il termine autostima? Se è possibile stimare sé stessi, qual è il valore che ti attribuisci? A cosa pensi quando ti chiedono di esprimere una valutazione su di te, di definirti o darti un valore? È esperienza sempre più comune quella di sentirsi in difficoltà di fronte [...]

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Che vuol dire il termine autostima? Se è possibile stimare sé stessi, qual è il valore che ti attribuisci?
A cosa pensi quando ti chiedono di esprimere una valutazione su di te, di definirti o darti un valore?
È esperienza sempre più comune quella di sentirsi in difficoltà di fronte a nuove sfide o cambiamenti in momenti critici della propria vita.
Ma se è del tutto comprensibile sperimentare disagio, imbarazzo o ansia in alcune situazioni cosa succede quando a queste emozioni si affianca la sensazione di non farcela, di non essere all’altezza e di sentirsi inadeguati?

L’autostima può esser tradotta come la percezione del proprio valore, della propria capacità di fare fronte a richieste che provengono da noi stessi, sotto forma di progetti, desideri e ambizioni oppure dall’esterno come fossero richieste, sfide e opportunità.

La stima di noi stessi si correla quindi all’immagine che abbiamo di noi e al grado di fiducia che rivolgiamo verso le nostre risorse e capacità.

Un basso livello di autostima è spesso legato alla sensazione di non sentirsi all’altezza di una determinata situazione, di non volersi far vedere per come si è e di sentirsi inadeguati, con un “valore di sé” basso, insufficiente.

Ma cosa può aiutarmi a potenziare la mia autostima?
Come posso sentirmi “sufficientemente adeguato” nel mondo?

Che senso ha definirmi come persona incapace, con bassa autostima o inadeguata?

L’effetto è quello di innescare un circolo vizioso che si autoalimenta di emozioni e sensazioni quali frustrazione, paura, rabbia, impotenza e delusione.

Proviamo allora a costruire e inseguire la ricerca di piccole esperienze gratificanti, nutrienti che possano rimetterci in contatto con emozioni di affetto, amore e gratificazione verso noi stessi.

Ma smuoverci dalla posizione esistenziale di incapaci, incompetenti e inadeguati costa e fa molta fatica.

La nostra più grande risorsa è proprio quella di dare voce a quel piccolo movimento, a quella piccola parte che ci spinge ad uscire dal tunnel per ristabilire un nuovo equilibrio fatto di sfumature e tonalità di colore che al meglio possono descrivere la complessità e l’unicità di ognuno di noi.

Praticare e allenare la creatività nelle sue diverse forme possono aiutarci ad affiancare al circolo vizioso della bassa autostima il circolo virtuoso e nutriente della creatività, del creare qualcosa di nuovo, del trasformare e ampliare la nostra immagine interiore con le relazioni e le esperienze.

Esser creativi non vuol dire necessariamente saper disegnare, danzare o comporre musica bensì creare esperienze nutrienti, vivere relazioni gratificanti e concedersi il permesso di sbagliare, rischiare e convivere con la propria paura senza per questo soccombere ad essa.

Se mi definisco mi chiudo, se mi percepisco in divenire mi ascolto nello scorrere del tempo e dell’esistenza.

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Urla, minacce e punizioni per gestire i conflitti con i figli? http://www.gianlucalisco.it/urla-minacce-punizioni-gestire-conflitti-figli/ http://www.gianlucalisco.it/urla-minacce-punizioni-gestire-conflitti-figli/#respond Wed, 29 Mar 2017 07:36:31 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1042 Quante volte è capitato di urlare ai figli? Quante volte di fronte a un conflitto abbiamo utilizzato la minaccia come metodo di risoluzione? E quante volte ci siamo detti: “Adesso vai in punizione! Cosi impari!”? Sono comportamenti che molti genitori utilizzano come tecniche per sedare o spegnere i conflitti che [...]

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Quante volte è capitato di urlare ai figli?
Quante volte di fronte a un conflitto abbiamo utilizzato la minaccia come metodo di risoluzione?
E quante volte ci siamo detti: “Adesso vai in punizione! Cosi impari!”?

Sono comportamenti che molti genitori utilizzano come tecniche per sedare o spegnere i conflitti che possono prendere le forme di un capriccio o di un’opposizione tenace da parte del figlio ad una specifica richiesta del genitore.
Ma se di fronte al conflitto il nostro comportamento è spesso quello di urlare, minacciare o prospettare premi e punizioni quali conseguenze può avere sullo sviluppo del figlio o della figlia?

Minacciare, urlare e mettere in punizione un bambino è un modo per risolvere conflitti (se non a volte invece potenziarli piuttosto) che si basa sulla paura e sulla gestione della rabbia del genitore attraverso l’uso della forza.
Di fronte ad un comportamento scorretto o non accettabile del figlio il genitore può ricorrere alle urla, alle minacce e alle punizioni con lo scopo, più o meno consapevole, di incutere timore, di spaventare il figlio per le conseguenze della sua “disobbedienza”.

Educare attraverso la paura e l’obbedienza è un metodo educativo o meglio dis-educativo che ancora oggi è in vigore in molte società e in diverse parti del mondo.
Educare con la paura non aiuta il figlio ad assumersi le responsabilità dei suoi comportamenti e se utilizzato spesso non aiuta il figlio ad autoregolarsi proponendogli di fatto un modello di risoluzione dei contrasti e dei conflitti che è fondato sul potere dell’obbedienza e sulla forza.

Urlare e minacciare incutono timore nel bambino e siamo sicuri che sia l’unica via per ottenere il rispetto di alcune regole o promuovere la sua autostima e responsabilità?
“Se non ti metti subito le scarpe oggi non ti porto a casa di Simone!” è una comunicazione basata sulla minaccia in cui il genitore utilizza un premio/punizione come metodo per convincere il figlio a fare ciò che lui chiede.

Piuttosto che minacciare e urlare possiamo parlare di qual è l’effetto che ci fa il suo comportamento e aiutare il bambino a vedere quali conseguenze possono avere sull’altro i suoi comportamenti.
E’ più semplice tagliare corto con le minacce e le punizioni piuttosto che aiutare il bambino a stare nel conflitto con noi non cedendo a richieste che riteniamo inaccettabili ma mostrando anche un atteggiamento empatico e rispettoso del suo diritto ad opporsi, a protestare senza che questo debba portare a minacciare, urlare o incutere timore in altre forme.

Proviamo allora a fermare l’escalation della rabbia, proviamo ad evitare di aggredire il bambino con le urla e le minacce e cerchiamo di stare con la sua rabbia e la nostra irritazione in modo diverso dal “buttargliela addosso”.
Possiamo parlare di come stiamo, di che effetto ci fa il suo comportamento e la situazione “esplosiva” con fermezza e sicurezza.
“Mi dispiace vederti così arrabbiato e triste, ma adesso dobbiamo proprio andar via” piuttosto che “Basta con questa lagna! Finiscila e andiamo altrimenti non ti porto più al parco!”.
Il bambino potrà imparare che non c’è solo la minaccia e la risoluzione autoritaria del conflitto ma è possibile rimanere in contatto con la propria rabbia in modo diverso.

Potrà fare esperienza di un genitore che, seppure arrabbiato e irritato, riesce a mantenere la calma e la fermezza e a conquistarsi autorevolezza senza esercitare autoritarismo.

Non è affatto semplice ma possiamo provarci e sentire l’effetto che fa depotenziare alcuni automatismi comportamentali e culturali prodotti dalla pedagogia nera per cui le punizioni e la violenza sono metodi legittimi per “correggere” il comportamento del bambino.

Le punizioni, i premi e le minacce sono “metodi educativi” in cui al centro c’è il genitore e l’educatore che è in grado di valutare l’adeguatezza di un comportamento e di rinforzarlo attraverso meccanismi premianti o sanzionatori fondati sulla paura delle conseguenze delle proprie azioni o sulla ricerca di gratificazione legata ad un premio.
In secondo piano ci sono i bambini e i loro comportamenti intesi come messaggi comunicativi e affettivi da accogliere e comprendere e aiutare a trasformare attraverso la gestione positiva dei conflitti, la promozione di un atteggiamento empatico.
Il bambino potrà, ad esempio, apprendere che avere buoni voti a scuola gli farà guadagnare premi piuttosto che esser un buon risultato gratificante per sé e frutto dell’ impegno, dell’entusiasmo e della concentrazione.

Minacciare, urlare e punire sono prodotti di un’educazione autoritaria che non vuole fare spazio al dialogo ma preferisce la forza per redimere il contrasto senza esplorarne il senso esistenziale e relazionale.

Lavorare come genitori sulla gestione positiva dei confitti con i propri figli contribuisce ad educare figli con maggiori competenze prosociali e minori tendenze all’espressione violenta della rabbia e della frustrazione.

Una responsabilità genitoriale che esercita i suoi effetti sulla comunità di appartenenza, sulla società in cui si vive e sulla personalità dei propri figli.

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Incontri di Gruppo per Padri http://www.gianlucalisco.it/incontri-di-gruppo-padri-roma/ http://www.gianlucalisco.it/incontri-di-gruppo-padri-roma/#respond Tue, 28 Mar 2017 07:40:34 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1037 Gli incontri di Gruppo per padri rappresentano un luogo ed uno spazio in cui potersi confrontare, condividere pensieri ed emozioni sulla paternità e sulla genitorialità e formulare richieste di aiuto e consulenza nelle seguenti aree:   • Comunicazione Efficace e Comunicazione Affettiva • Assertività e Autorevolezza • Gestione positiva dei conflitti [...]

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Gli incontri di Gruppo per padri rappresentano un luogo ed uno spazio in cui potersi confrontare, condividere pensieri ed emozioni sulla paternità e sulla genitorialità e formulare richieste di aiuto e consulenza nelle seguenti aree:
 
Comunicazione Efficace e Comunicazione Affettiva
Assertività e Autorevolezza
• Gestione positiva dei conflitti e dell’aggressività
• Paternità e dinamiche di coppia
• Modelli educativi e stili genitoriali
 
Ogni papà avrà l’opportunità attraverso anche giochi ed esperienze creative in gruppo di potersi fermare, fare spazio a domande, dubbi, certezze, emozioni e sensazioni del proprio modo di essere padre.
 
Il gruppo è aperto a tutti i padri di figli senza limiti specifici di età.
 
Gli incontri si svolgeranno dalle 19.00 alle 21.00 presso la Scuola dell’Infanzia Il Salterello in zona Casilina-Borghesiana  con il seguente calendario:
 
27 Marzo
10 Aprile
8 Maggio – 22 Maggio
5 Giugno – 19 Giugno
 
Costi
120 € per pacchetto di 6 incontri
25€ per singoli incontri
 
Per informazioni e prenotazioni:
Salterello scuola dell’infanzia
Via Capaci 110 – Roma
cell. 347.3145787 
email: sl.secretary@libero​.it
 
Gianluca Lisco
cell. 3394935933
email: gianluca.lisco@gmail.com

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Regole abitudini e divieti nella relazione fra genitori e figli http://www.gianlucalisco.it/regole-abitudini-divieti-nella-relazione-fra-genitori-figli/ http://www.gianlucalisco.it/regole-abitudini-divieti-nella-relazione-fra-genitori-figli/#respond Thu, 16 Mar 2017 11:24:33 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1028 In questo post pubblicato anche sul sito del mio Studio Associato Amaltea intendo riflettere sul significato e il senso delle regole, delle abitudini e dei divieti nella relazione fra genitori e figli. Quante volte cerchiamo con i nostri figli di trasmettere alcune regole di comportamento: “Eh no. Questo non si [...]

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In questo post pubblicato anche sul sito del mio Studio Associato Amaltea intendo riflettere sul significato e il senso delle regole, delle abitudini e dei divieti nella relazione fra genitori e figli.

Quante volte cerchiamo con i nostri figli di trasmettere alcune regole di comportamento: “Eh no. Questo non si fa. A tavola qual è la regola da rispettare?” oppure “Quando si mangia non si parla?” e cosi via.

Ogni genitore e ogni famiglia ha le sue regole di comportamento che assumono la funzione di contenere e delimitare i confini tra comportamenti accettabili e consentiti e comportamenti inaccettabili e scorretti.

Interiorizzare queste regole vuole dire per il bambino cominciare a farle proprie riconoscendone un’utilità e una funzione specifica che può aiutarlo a costruire un proprio modello che possa guidare il proprio comportamento in determinate situazioni.

Ma la vita non è fatta solo di regole ma anche di abitudini e su questo è utile anche soffermarsi.

Provate a chiedervi che differenza passa fra una regola e una abitudine?

I comportamenti sono appresi anche per abitudine e per imitazione pertanto è vero che spesso prima di affannarci con i nostri figli per far sì che rispettino (noi stessi e) le regole possiamo lavorare con loro perché possano concepirle anche come abitudini.

Le abitudini possono esser buone o cattive a seconda del contesto e degli scopi che si prefiggono.

Ad esempio alzarsi da tavola continuamente per un bambino di 5 anni può esser vista come una continua violazione di una regola familiare oppure come una “cattiva” abitudine da sostituire e da cambiare.

Inquadrare il comportamento “deviante” dalla regola e dalla norma familiare come trasgressivo e provocatorio ci allontana dalla comprensione di quel comportamento come messaggio relazionale e come comunicazione.

Che ci vuole dire alzandosi continuamente da tavola? Di cosa ha bisogno in quei momenti? Cosa possiamo fare come genitori per trovare un punto di incontro fra i nostri e i suoi bisogni? Che effetto ci fa come genitori quel comportamento in termini di emozioni, pensieri e azioni?

Un modo per consentire che le regole siano interiorizzate in modo efficace è quello di renderle comprensibili e discutibili tra genitori e figli.

L’approccio autoritario classico “E’ così punto e basta” di certo non aiuta a favorire questo processo di comprensione ma assicura obbedienza o disobbedienza e spesso non aiuta il bambino ad esprimersi e a confrontarsi.

E’ fondamentale allora che alcune regole familiari così come quelle sociali e culturali (leggi, norme sociali e pratiche culturali) possano esser percepite come soggettive e dotate di senso individuale e collettivo.

Violando una regola o una norma familiare il bambino ha la possibilità di sperimentare altro, di vedere quali conseguenze scaturiscono e indirettamente di capire quali sono i confini “accettabili” per i genitori.

L’atteggiamento empatico e deciso/assertivo del genitore di fronte alla violazione della norma è fondamentale per aiutare il bambino a capire come poter comportarsi diversamente e cosa può averlo spinto a comportarsi nel modo “non accettabile” per gli altri.

Nella prima infanzia (0-3 anni) possiamo parlare piuttosto che di regole di veri e propri divieti considerato il livello di sviluppo mentale e fisico dei bambini mentre gran parte delle abitudini e delle regole familiari possono esser negoziate, discusse e condivise almeno a partire dai 5/6 anni.

E’ utile che i bambini percepiscano che siano i genitori a decidere su alcuni aspetti della loro vita perché non potrebbe esser altrimenti ma è bene che nel farlo i genitori siano attenti a come comunicano le loro scelte in modo da promuovere nei figli un atteggiamento responsabile e consapevole piuttosto che obbediente e timoroso dell’autorità genitoriale.

Parlare di che senso ha una regola piuttosto che pretendere che venga solo rispettata permette a genitori e figli di allenarsi sul senso dei comportamenti, sugli effetti pragmatici di essi e sui rapporti che intercorrono fra emozioni, pensieri e azioni.

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Genitori e figli a tavola: stile alimentare è stile relazionale http://www.gianlucalisco.it/genitori-figli-tavola-stile-alimentare-stile-relazionale/ http://www.gianlucalisco.it/genitori-figli-tavola-stile-alimentare-stile-relazionale/#respond Mon, 27 Feb 2017 15:48:20 +0000 http://www.gianlucalisco.it/?p=1020 In questo post pubblicato anche sul sito del mio Studio Associato Amaltea intendo concentrarmi su come e cosa possiamo fare per stare meglio a tavola con i nostri figli. Il  momento del pranzo o della cena in famiglia può diventare un importante occasione di incontro, crescita e sperimentazione per genitori [...]

L'articolo Genitori e figli a tavola: stile alimentare è stile relazionale proviene da Gianluca Lisco - Psicologo Psicoterapeuta Roma.

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In questo post pubblicato anche sul sito del mio Studio Associato Amaltea intendo concentrarmi su come e cosa possiamo fare per stare meglio a tavola con i nostri figli.

Il  momento del pranzo o della cena in famiglia può diventare un importante occasione di incontro, crescita e sperimentazione per genitori e figli.

Incontro perché condividere i pasti insieme permette di guardarsi, ascoltarsi e confrontarsi se si ha voglia.

Crescita perché stare insieme a tavola consente di confrontarsi con l’educazione al gusto, al contatto con il cibo, alla sua preparazione e alla costruzione di uno stile alimentare.

Sperimentazione perché specialmente quando i figli sono piccoli (0-6 anni) il modo in cui il cibo  viene assaporato, gustato ed esplorato contribuisce ad ampliare le esperienze legate alla sensorialità, al piacere e alla creatività.

E’ bene anche interrogarsi su come stare a tavola in modo da permettere che incontro, sperimentazione e crescita possano diventare esperienze possibili.

E’ consigliabile spegnere la TV, mettere da parte smartphone, tablet e telefoni per rimanere attenti e concentrati a quello che si dice, si mangia e si fa durante il pranzo o la cena.

E’ un momento importante che ha a che fare con il nutrirsi nei suoi aspetti emotivi ed affettivi. Mangiare non è solo questione di pietanze, sostanze o alimenti ma costituisce uno dei comportamenti essenziali per la nostra sopravvivenza su cui si appoggiano, a seconda dei diversi contesti culturali, miti, regole, convinzioni e abitudini.

Se per qualcuno quando si sta a tavola non si parla, per altre famiglie è vero il contrario.

Se per qualcuno non ci si deve alzare mai da tavola, per qualche genitore è possibile garantire questa regola familiare lavorando su alternative al rigido stare seduti e fermi.

Specialmente con i figli più piccoli il genitore farebbe bene ad assicurare alternative di gioco al semplice stare a tavola che potrebbe risultare noioso per il bambino se immaginato solo con gli occhi e il corpo di un adulto.

Coinvolgere il bambino nella preparazione dei pasti e della tavolo da pranzo potrebbe essere un’attività entusiasmante e coinvolgente.

Come anche per i più piccoli mangiare con le mani in fase di svezzamento può costituire una occasione unica di contatto e sperimentazione con il cibo nelle sue varie forme.

Ma che succede quando siamo nervosi? Come ci comportiamo quando nostro figlio non mangia quello che vorremmo? Qual è stata la nostra esperienza con i nostri genitori a tavola?

Chiediamoci anche quanto e come nella nostra esperienza di genitori e figli abbiamo investito il cibo di significati emotivi, affettivi e relazionali.

Partendo dalla nostra esperienza di figli e poi genitori possiamo interrogarci per guardarci, osservarci e distanziarci da modelli e comportamenti “ingoiati” senza masticare.

Così come succede per il cibo abbiamo bisogno di assaporare i nostri comportamenti e le nostre emozioni, frammentarle, scomporle, masticarle e digerirle rimanendo in contatto con quello che sentiamo, pensiamo e facciamo.

Una volta che il cibo è ben scomposto può esser deglutito per passare ad una successiva fase di elaborazione e trasformazione.

Che succede se proviamo ad immaginare le somiglianze e le analogie fra il nostro stile alimentare e il nostro comportamento a tavola?

Quali sono le affinità e le divergenze che scopriamo?

Provare a rispondere a queste domande può essere un buon esercizio per allenare la propria capacità di auto-osservazione e intravedere nuove possibilità sulle proprie modalità di stare bene a tavola con i figli.

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