Se immaginiamo il carattere come un tipico modo di comportarsi e stare al mondo non è scontato sia che riconosciamo le nostre “tipicità” sia che ne comprendiamo la loro funzione.

Se immaginiamo il nostro organismo come un insieme di funzioni (biologiche, psichiche e sociali) e di strutture
(dagli organi ai muscoli ai sistemi biologici e alle singole impercettibili e invisibili cellule) possiamo intuire come sia importante per la nostra sopravvivenza e il nostro bisogno di autorealizzazione gestire la complessità di questo Sistema vivente.

Il Carattere inteso come insieme di comportamenti tipici, ricorrenti e a volte automatici e poco coscienti fa parte del nostro Sistema vivente, del nostro Organismo.

E’ possibile pertanto riconoscere non tanto il “perché” di alcuni comportamenti tipici ma il “come” alcuni schemi ripetitivi di pensieri, emozioni e azioni influiscano nell’equilibrio e nel Sistema dell’ Organismo.

Non esiste un carattere migliore e uno peggiore ma esistono diversi modi di comportarsi, sentire e muoversi nel mondo.

E allora possibile individuare a cosa serve rispondere spesso in un modo ad un determinato evento o descriversi con un aggettivo piuttosto che un altro.

Individuare a cosa “serve” il nostro carattere per il nostro organismo risponde alla domanda di quali sono le funzioni che svolge nell’equilibrio del nostro organismo.

Per qualcuno lamentarsi tanto e spesso è funzionale a rimanere fermi e aspettare che arrivi il Salvatore o che le cose cambino senza rimboccarsi le maniche. Il carattere in questo caso porta a invidiare, a lamentarsi e a concentrarsi su ciò che manca. Ma se ascoltassimo solo il carattere saremmo spacciati, per questo è necessario per ristabilire equilibrio esplorare le vie di fuga dalla rigidità del carattere.

Proviamo allora ad individuare schemi rigidi e modalità ripetitive nei nostri modi comportarci e relazionarci con noi stessi e gli altri.

Alcuni ci faranno soffrire, di altri ne saremo orgogliosi ma prendiamoci il permesso di riconoscerli senza giudicarci come fossimo bambini che osservano con stupore e meraviglia oggetti affascinanti muoversi in aria per la prima volta.

Una volta che individuiamo le rigidità del nostro “carattere” spetta a noi decidere cosa farne ma intanto è un primo passo fermarsi ad ascoltare ed osservare.

Gli strumenti per l’osservazione spaziano dalle esperienze inusuali e insolite, ai laboratori di teatro, dalla psicoterapia all’arte terapia, da un’uscita in coppia ad una serata con gli amici.

La vita ci offre molteplici possibilità per conoscerci ed osservarci meglio ma non sempre ne siamo consapevoli.

CARATTERE: dal gr. kharaktḗr ‘impronta” e dal verbo kharassò “imprimere, scolpire, incidere”. In antico significò qualunque segno, nota, marchio o impronta stampata, incisa o altrimenti impressa, mediante cui si ottenga distinguere cose da cose (Fonte: Vocabolario Etimologico Lingua Italiana)

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